Riflettiamo sul problema

-Diamo un nome al problema: inattività, ansia, ostilità, iperattività.
-Osserviamo dove e quando si manifesta; a scuola, a casa, con quali persone.
-Osserviamo con quale frequenza capita; ciò fa la differenza tra una difficoltà transitoria o un pattern comportamentale consolidato

Il problema permette di:

-Attirare l’attenzione
-Spostare l’attenzione su altri comportamenti diversi dalle difficoltà incontrate (se non riesco a leggere bene a voce alta posso disturbare  la lezione o rifiutarmi, così non mi sento incapace )
-Delegare responsabilità (paura di crescere)

Come voglio che cambi la situazione?

-Scelgo dove voglio arrivare
-Chiedo piccoli e impercettibili cambiamenti
-Evito scontri diretti (braccio di ferro)
-Consolido sempre il cambiamento permettendo anche piccole regressioni (ma controllate strategicamente)!

A volte le strategie non funzionano:

-Se intervengo quando non si dovrebbe (colludendo con il bisogno di attenzione del bambino)
-Se non intervengo quando si dovrebbe
-Se intervengo in modo sbagliato
-Se utilizzo sempre la stessa strategia anche quando inefficace.

Come in una danza, I tempi ed I modi di approccio ad un problema fanno la differenza: talvolta è importante rivolgersi ad uno specialista anche per problemi apparentemente banali, ma che perturbano la.serenità domestica.