Studio Psicoterapia Strategica Breve

"L'approccio strategico nell'ambito della psicoterapia può essere definito come l'arte di risolvere complicati problemi umani mediante soluzioni apparentemente semplici" G. Nardone

Author: dr.ssa Maria Chiara Pagnottelli (page 1 of 6)

Comunicare in modo efficace

Il sentiero della nonviolenza richiede molto più coraggio di quello della violenza.
(Mahatma Gandhi)

Chi volesse cimentarsi a stupire i propri famigliari con la saggezza delle parole o a risolvere vecchie ruggini può seguire i 4 passi della comunicazione non violenta e trovare reazioni sorprendenti negli altri.
Ideata da Rosenberg negli anni ’60, si fonda sulla capacità , da parte di chi parla, di far appello ad emozioni e bisogni per comprendere l’interlocutore e raggiungere il proprio obiettivo comunicativo.
Ogni persona che interagisce ha uno scopo: gli scopi possono essere variegati, ma tutti partono da una emozione che si manifesta con un bisogno.
Il bambino che piange, l’automobilista che suona il clacson, la moglie che brontola hanno tutti una richiesta da fare: se si riesce a comprendere questa richiesta si può prevenire un litigio.

Il primo passo è sicuramente osservare; capire cosa sta facendo l’altra persona è importantissimo per poter comprendere cosa la spinge a farlo. Le neomamme ad esempio sono abilissime nell’osservare il piano dei propri neonati; fame, sonno freddo,  malessere; le mamme riescono ad osservare la situazione e a capire il  motivo del pianto, perché sanno che il proprio figlio non sa parlare  e non può chiedere, se non comunicando una emozione.

L’osservazione efficace è libera dalla valutazione e dal giudizio, essa porta alla comprensione dei bisogni, delle emozioni, dei sentimenti, sia  propri che altrui. Comprendere cosa accade in noi quando siamo infastiditi o capire cosa spinge le persone intorno a noi ad essere petulanti, lagnosi, brontoloni, può rendere più sopportabile i loro comportamenti e perfino modificarli velocemente, spesso è sufficiente riconoscere al prossimo il diritto di essere arrabbiato, infastidito, geloso, o di provare una emozione per avere subito una apertura al dialogo.

Ci sono occasioni però in cui non si è in grado di verbalizzare i bisogni, neanche nella vita adulta, ed è allora necessario che, chi ci sta intorno, sappia osservare il comportamento e la situazione in cui si manifesta, per poterci aiutare. Certe volte siamo noi ad essere chiamati a fare il primo passo verso gli altri. Chi possiede le chiavi della comunicazione empatica, sa cambiare una serata storta, di sollevare qualcuno da un fardello, di donare il sorriso.

Prendersi la responsabilità di ciò che si prova è un ulteriore cambiamento nella relazione: gli altri possono stimolare alcune reazioni, ma siamo sempre noi a controllare come reagire: di fronte ad uno stesso insulto, le persone hanno moltissime sfumature di comportamenti, dalla aggressione alla autocolpevolizzazione.

Al di là dell’azione finale, si possono leggere i comportamenti degli altri in quattro modi: incolpare gli altri, incolpare sé stessi, percepire i propri sentimenti e le proprie emozioni, percepire i sentimenti e  i sentimenti degli altri.

Ogni persona è responsabile di come reagisce: più si comprendono le proprie emozioni, più si può essere efficaci nel chiedere aiuto e nel dire di cosa si ha bisogno, e più è probabile essere soddisfatti.

Non sempre si verrà soddisfatti: talvolta le persone avranno bisogno di tempo per abituarsi ad un modo di comunicare rispettoso e non essere spiazzati dall’onestà, talvolta le necessità personali possono essere inconciliabili, ma si potrà comunque evitare l’amarezza dovuta all’incomprensione e alla reciproca accusa.

Comunicare in modo efficace è un allenamento, una abilità da affinare continuamente.

Strategie

Alcune strategie possono essere utili per evitare di appesantire situazioni di conflitto, soprattutto con i bambini:

-Ristrutturare in positivo – sapere che il proprio comportamento disturbante o capriccioso non è frutto di “cattiveria” o “negligenza”, ma può essere utile a qualcuno, predispone al dialogo. Milton Erickson sosoteneva che le persone agiscono al meglio di ciò che possono fare, il problema risiede invece in un repertorio limitato di strategie:  piuttosto che svalutare il bambino etichettandolo come cattivo o sbagliato può essere utile dare al comportamento una valenza positiva, verrà quindi a cadere il valore oppositivo del sintomo o della condotta e si troverà lo spazio per una nuova strategia comportamentale.
-Legittimare il comportamento disturbante che è sentito come impellente o non controllabile; tic, iperfagia, ansia, compulsioni, vengono vissute come fuori dal controllo. La frustrazione per la incapacità di controllare alcune manifestazioni fa sentire incapaci, colpevolizza e abbassa il senso di auto-efficacia. Permettere a sè stessi di cedere al sintomo, ripristina il senso di controllo e ne riduce spesso la frequenza e l’intensità.
-Fornire una doppia scelta o dare alternativa di scelta costringe a considerare percorsi comportamentali alternativi al proprio; ciò apre possibilità comportamentali inesplorate e riduce il conflitto. La persona sente di essere protagonista del cambiamento che, di solito, persegue in modo semplice ed efficace.

 

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