Il capriccio è un comportamento fisiologico tra 18/24 mesi e i 4 anni, quando lo sviluppo cognitivo della mente permette di comprendere la differenza tra il me  e il non me.
Il bambino in questa fascia d’età, impara anche a mentire: percepisce cioè che l’altro (mamma, papà, nonni) non hanno le stesse percezione e le stesse conoscenze, ma possono anche non essere al corrente degli eventi che accadono: se il bambino è solo e rompe un vaso ad un anno d’età non è in grado di capire che la mamma non può averlo visto, consapevolezza assodata a 4 anni. Ne consegue che quindi il bambino può manipolare gli altri, pensare cose diverse e quindi opporsi! La reazione suscitata nell’altro è una vera scoperta, utile anche al riconoscimento delle proprie emozioni.
Il neonato appare dotato di una gamma di emozioni ancora non completa: la felicità, la gioia, la paura,la rabbia  il disgusto,  sono  primarie mentre altre come il pudore, la vergogna, l’orgoglio compaiono gradualmente.
La manifestazione emotiva degli adulti di riferimento permette al bambino il riconoscimento delle proprie emozioni, come in uno specchio, e proprio come di fronte ad un modello , impara le reazioni comportamentali a tali emozioni, attraverso le reazioni degli adulti di riferimento. La risposta della mamma al sorriso mi insegna a sorridere, quella alla rabbia mi insegna ad arrabbiarmi.
Gli adulti non reagiscono solo all’emozione ma mediano le risposte in base al proprio stile educativo, cioè ad un insieme di convinzioni , valori che costituiscono un piano educativo più o meno consapevole. Sebbene non sia possibile (e nemmeno auspicabile!) essere sempre coerenti con il proprio progetto educativo, è essenziale mantenere una discreta coerenza.
Ciò che favorisce conflitti con i figli  invece è l’utilizzo incoerente dello stile educativo, di fronte alla stessa regola: ad esempio un genitore potrebbe essere permissivo e  concedere al figlio di non  mangiare le verdure alcuni giorni, ad esempio la domenica durante il pranzo con i nonni, mentre potrebbe essere rigido e costrittivo, obbligandolo a mangiare verdure  durante la settimana, quandosi  cena col nucleo famigliare ristretto.   Si intuisce allora che il bambino, di fronte alla incoerenza sia confuso oppure cerchi di sfruttare la situazione per “piantare un capriccio” evitando magari di mangiare le odiate verdure! Se il capriccio ha la meglio è probabile che si ripeta ancora , magari esteso anche ad altri contesti.  Ad esempio, un genitore estenuato dai capricci acconsente all’acquisto di un giocattolo al supermercato, consolidando così il comportamento fastidioso.
Questa dinamica avviene spesso in situazioni imbarazzanti o conflittuali, quando l’adulto percepisce come più pericoloso il capriccio, rispetto all’obiettivo educativo.
Alcune volte gli interventi educativi non vengono accettati perché ritenuti inadatti: il bambino percepisce come
“stonato” l’intervento, rispetto al comportamento solito o al carattere del genitore.