"L'approccio strategico nell'ambito della psicoterapia può essere definito come l'arte di risolvere complicati problemi umani mediante soluzioni apparentemente semplici" G. Nardone

Categoria: relazioni affettive (Pagina 1 di 7)

Stili educativi

Ognuno di noi ha imparato a guardare il mondo attraverso gli occhi dei propri genitori, prima di crescere e acquistare la propria unica prospettiva; i bambini non hanno regole morali proprie.
Il bambino piccolo infatti capisce dal rimprovero o dal sorriso se ha fatto qualcosa di bello o brutto; ha quindi bisogno di un adulto che lo guidi in ciò che è bene e ciò che è male, per diventare autonomo.
Non  tutti  gli adulti hanno la stessa idea di cosa è bene e cosa è male, di cosa fa arrabbiare e di cosa rende felici .Talvolta all’interno della famiglia ci sono adulti  severi e altri molto  permissivi: ciò non è solo legato ai ruoli familiari o al carattere personale , ma talvolta può dipendere da un gioco delle parti, che produce alleanze con i bambini, contro un nonno o un genitore:il rapporto col bambino in questi casi serve per esercitare un potere contro un altro adulto .
I modelli di comportamento forniti possono allora essere anche molto discordanti o inconciliabili.
Gli stili educativi (Hoffman) si snodano su due dimensioni :
  • permissività versus severità
  • ostilità  versus sollecitudine.

Ne emergono 4 stili educativi:

Stili costrittivi
 Stile costrittivo basato sul potere fisico
Prevede l’uso di punizioni corporali o privazione di attività piacevoli
• Sanziona con punizioni le trasgressioni
• Crea obbedienza basata sulla paura delle punizioni
• È efficace per inibire i comportamenti
• Rende più lenta l’acquisizione di una morale autonoma
• Rende più desiderabile il comportamento proibito perché percepito come trasgressivo
 
 Stile costrittivo basato sulla sottrazione d’affetto

 

•Prevede l’uso di minacce di abbandono , di perdita di l’affetto o (finta) indifferenza dei tentativi di riconciliazione
da parte bambino
• Crea repressione dei sentimenti di ostilità verso gli adulti
•Mostra rapidi risultati nel controllo degli impulsi
• Predispone maggiormente a disturbi d’ansia o dipendenza
• Interiorizza norme ma anche senso di colpa
Stili persuasivi 
 Stile persuasivo razionale
  • Spiega i comportamenti negativi e aiuta la costruzione di norme morali
  • risulta lento nella acquisizione dei comportamenti
  • richiede un certo grado di maturazione cognitiva del bambino.
  • non aiuta l’elaborazione e  l’espressione delle emozioni
Stile persuasivo emotivo
  • fa appello alle emozioni degli altri
  • deve essere realizzato all’interno di una relazione interpersonale forte
  • risulta lento ma favorisce il controllo delle reazioni emotive.
Raramente i genitori si avvalgono rigidamente di un unico stile educativo. Più spesso tutti gli stili caratterizzano le strategie educative di ogni genitore ; alcuni genitori ad esempio  hanno regole rigide per l’ordine, la pulizia corporale ma meno per l’alimentazione o l’acquisto di giocattoli o dolci. Ciò fa parte della natura umana e trasmette la cultura famigliare; crea anche un senso di appartenenza che viene vissuto come “normalità”. Ciò che risulta problematico invece è l’utilizzo incoerente dello stile educativo, di fronte alla stessa regola: ad esempio un genitore potrebbe concedere al figlio di non  mangiare le verdure alcuni giorni, ad esempio la domenica durante il pranzo con i nonni, mentre potrebbe essere obbligato durante la settimana, quando cena da solo col padre o la madre.   Si intuisce allora che il bambino, di fronte alla incoerenza sia confuso oppure cerchi di sfruttare la situazione per “piantare un capriccio” evitando magari di mangiare le odiate verdure! Se il capriccio ha la meglio è probabile che si ripeta ancora , magari esteso anche ad altri contesti.  Ad esempio, un genitore estenuato dai capricci acconsente all’acquisto di un giocattolo al supermercato, consolidando così il comportamento fastidioso.
Questa dinamica avviene spesso in situazioni imbarazzanti o conflittuali, quando l’adulto percepisce come più pericoloso il capriccio, rispetto all’obiettivo educativo.
Alcune volte gli interventi educativi non vengono accettati perché ritenuti inadatti: il bambino percepisce come
“stonato” l’intervento, rispetto al comportamento solito o al carattere del genitore

Conflitti tra fratelli

Studio di psicoterapia strategica breve

dr.ssa Maria Chiara Pagnottelli




“Per i genitori la cosa più importante è comprendere e rispettare le esigenze dei propri figli, per poi stabilire i limiti comportamentali”

Kaniak-Urban , Lex Kachel

Il conflitto tra fratelli rappresenta per molti genitori una fonte di stress famigliare che rende difficili e pesanti le interazioni all’interno dell’ambiente domestico: tuttavia esso è, entro certi limiti, sano e naturale.
Esso è naturale: se nostro marito o nostra moglie ci parlassero per nove mesi di una nuovo partner che presto verrà ad allietare le nostre case, come minimo avremmo una crisi d’ansia; se poi all’arrivo in casa, questi fosse sempre tra le braccia del nostro beneamato, sarebbe fonte di rabbia e disperazione, tanto più quanto il partner ci rimproverasse di essere insensibili o cattivi nel reclamare tempo e spazi solo per la coppia originaria.
In questa luce quindi, le naturali raccomandazioni che gli adulti fanno al figlio primogenito, non solo non sono sufficienti, ma sono spesso fonte di ulteriore insicurezza. Ogni figlio cerca un posto speciale nel cuore di mamma e papà e, sentirsi dire che l’amore basta per tutti, è tutt’altro che risolutivo del malessere provato. Si può quindi immaginare che solo la certezza di mantenere parte dell’esclusività del rapporto e il raggiungimento di un nuovo e soddisfacente ruolo all’interno della famiglia può contenere la gelosia e permettere la creazione di un rapporto sano e affettuoso con la fratria.
Ovviamente il rapporto genitore figlio non è in natura esclusivo come quello di coppia, ma alcuni bambini sperimentano un rapporto strettissimo con le figure accudenti: alcuni bambini hanno un vero e proprio harem per farsi coccolare! Figli unici, nipoti unici di nonni e zii, hanno un mondo di adulti disponibili. In questo caso i bambini devono faticare molto per mantenere la pole position all’arrivo del nuovo bebè e i repertori comportamentali messi in atto per raggiungere questo scopo, saranno i più  i più disparati e cambieranno a seconda dell’indole e dei risultati ottenuti.
Il nuovo ruolo ricoperto dal primogenito può non essere soddisfacente, alcuni bambini si comportano come “pecora nera”, sfidando gli adulti e attirando attenzioni negative su di sé; sebbene nessun genitore sia felice di ciò, gli adulti possono in alcuni casi concorrere a consolidare questo ruolo negativo.

Anche il comportamento degli altri fratelli influenza il mantenimento dei pattern comportamentali: per mantenere la propria unicità ogni figlio riveste un ruolo differente; le famiglie con più di due figli sapranno descrivere con una parola ogni membro, a testimonianza del valore che il sentirsi riconosciuto in un ruolo ricopre all’interno delle dinamiche famigliari. Le aspettative e le risposte emotive dei genitori possono stabilizzare i ruoli, rendendoli rigidi: i figli possono allora accettare il ruolo o fuggire all’esterno, costruendosi una identità soddisfacente al di fuori della famiglia ( ad esempio con un gruppo di pari).

Un moderato conflitto tra fratelli quindi è sano quando permette ad ogni membro di trovare la propria strada  e se  non coinvolge scontri finalizzati alla umiliazione dell’altro, esso insegna ai bambini a competere con i pari, ad esprimere la propria unica personalità, sfoderando i propri aspetti migliori (astuzia, coraggio, competitività, auto-affermazione, intelligenza, pazienza).
Il conflitto tra fratelli serve per:

  • Conquistare un ruolo nella famiglia (lo sportivo, il coraggioso,il buono,l’ intelligente,lo  spavaldo,lo studioso)
  • Attirare l’attenzione dei genitori (fare la spia, litigare vistosamente a tavola, criticare duramente il fratello davanti a tutti)
  • Definire i confini dell’altro: spesso i fratelli minori vivono il rapporto con i fratelli maggiori come fonte di affetto e rassicurazione che gli adulti non danno. I fratelli maggiori possono talvolta fuggire da questo ruolo, o limitarlo, soprattutto quando la coppia genitoriale non ne riconosce il valore.

Sebbene sia impossibile eliminare la conflittualità tra fratelli, alcune strategie sono utili per  renderle gestibili:

  1. osservare il tipo di conflitto: quando, dove, come, con chi e perché si presentano i litigi. Queste indicazioni rappresentano la base del diario di osservazione per comprendere quale dinamica si cela dietro al conflitto.
  2. Definire tempi e spazi chiari all’interno della famiglia; in ogni casa ci sono stanze comuni come: cucina, soggiorno, bagno, che la famiglia usa secondo regole condivise, e spazi personali che devono essere riservati. Tra queste c’è la camera matrimoniale, che deve il più possibile rimanere off-limits, anche nel caso in cui la famiglia sia monoparentale.
  3. Mantenere l’autorità; ogni figlio accetta l’educazione dal genitore, ma  non necessariamente dai fratelli: è opportuno che alcune questioni educative sia affrontate nel rispetto della privacy .
  4. Rimandare ad ogni figlio una idea positiva di sé stesso: anche il bambino più monello e capriccioso ha delle doti uniche e  apprezzabili, le persone non si possono etichettare con un solo comportamento, ma cambiano ruolo nei diversi contesti e nell’arco della vita. Un bambino non è sempre e solo pasticcione oppure pigro oppure disubbidiente ma lo sarà talvolta , mentre in altri contesti sarà abile, generoso, simpatico. Mirare i rimproveri al comportamento funziona sempre!
  5. Dare l’occasione ai propri figli di riparare ad una cattiva azione: aiuta a comunicare meglio e crescere, perché incrementa il repertorio comportamentale e quindi le strategie di funzionamento.

 

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